La classe guerriera giapponese: i Samurai

Quando si parla di Giappone tradizionale, quali sono gli argomenti ai quali si pensa immediatamente? Il Monte Fuji, la natura e..i Samurai! Siete pronti per conoscere la classe guerriera giapponese?

Colui che serve

Da cosa deriva il termine samurai? In origine il suo significato era “coloro che servono la nobiltà” (i nobili erano chiamati Daimyō) ed il nome era inizialmente Saburabi, diventato successivamente Saburai. Rimase tale fino all’inizio del periodo Edo (XVI e XVII secolo), quando si trasformò nella parola che oggi tutti conoscono: Samurai, colui che serve.

samurai
Samurai in armatura, fotografia risalente al 1870

Essere Samurai

Raggiunti i tredici anni, i giovani appartenenti alla classe guerriera entravano nel mondo adulto tramite una cerimonia chiamata Genpuku, nella quale veniva loro dato un Wakizashi (una spada corta) ed un nome da adulto, per diventare samurai a tutti gli effetti. Questo dava loro il diritto di portare una katana, sebbene venisse spesso assicurata e chiusa con dei lacci per evitare incidenti. Insieme, Katana e Wakizashi  vengono chiamati Daisho (letteralmente: “grande e piccolo”) ed il loro possesso era la prerogativa della classe guerriera. Nel 1523 lo Shogun (capo militare supremo del Giappone) vietò ai cittadini comuni (i non appartenenti alla classe guerriera) di possedere delle armi per evitare rivolte armate. Prima di tale riforma, chiunque poteva diventare Samurai.

katana
Katana e Wakizashi

I guerrieri che non servivano un Daimyō perché morto o perché ne avevano perso la fiducia, erano chiamati rōnin (uomo onda, inteso come uomo libero), ed era una delle più grandi forme di disonore per un Samurai.

Le armi 

Al contrario di ciò che molti pensano, i Samurai non utilizzavano solamente la Katana in battaglia. Nonostante dall’epoca Tokugawa in poi si diffuse l’idea che in essa risiedesse l’anima del guerriero stesso, il samurai era maestro di tantissime armi diverse, questo perchè secondo la classe guerriera non esistevano armi onorevoli e disonorevoli, ma solo efficaci e non efficaci. Discorso a parte va fatto per le armi da fuoco che, seppur inizialmente utilizzate grazie alla loro introduzione da parte degli europei, vennero  messe in cattiva luce durante il 1600 e successivamente abbandonate dalla maggior parte dei Samurai.

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Samurai armati di Tanegashima-teppō, archibugio creato sul modello introdotto dai portoghesi

Di vitale importanza per i guerrieri giapponesi era l’arco, tanto da essere considerato più importante della spada fino al XIII secolo. L’arco giapponese era infatti più grande di quello europeo, e permetteva una grandissima gittata (si parla anche di duecento metri) nonchè una grandissima varietà di frecce. Con il tempo divennero armi molto utilizzate anche la lancia (chiamata Yari) e la Naginata, una sorta di falcione spesso preferita dalle guerriere giapponesi, le Onna-Bugeisha.

onna-bugeisha
Onna-bugeisha armata di Naginata

Bushido, la via del guerriero

Durante il corso dei  secoli, il ceto sociale dei samurai sviluppò un proprio codice etico, ricco di valori riconosciuti e condivisi dalla maggior parte di giapponesi. Questo è chiamato Bushidō (武士道, letteralmente “la via del guerriero”), ed assimila i principi di condotta  derivati da buddhismo, shintō e confucianesimo, rielaborandoli in sette concetti fondamentali:

  • 義, Gi: Onestà e Giustizia
    Sii onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone, ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell’onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato;
  • 礼, Rei: Gentile Cortesia
    I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile con tutti, anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini. Il miglior combattimento è quello evitato;
  • 勇, Yu: Eroico Coraggio
    Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno e meraviglioso. L’eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte;
  • 名誉, Meiyo: Onore
    Vi è un solo giudice dell’onore del Samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso;
  • 仁, Jin: Compassione
    L’intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d’aiuto ai propri simili e se l’opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una. La compassione di un samurai va dimostrata soprattutto nei riguardi delle donne e dei fanciulli;
  • 誠, Makoto: Completa Sincerità
    Quando un Samurai esprime l’intenzione di compiere un’azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l’intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di “dare la parola” né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa;
  • 忠義, Chu: Dovere e Lealtà
    Per il Samurai compiere un’azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.

Il venir meno a questi concetti causava il disonore del guerriero, che espiava la propria colpa commettendo Seppuku (切腹), il suicidio rituale.

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Samurai pronto a togliersi la vita tramite Seppuku

Uomini di cultura, non semplici soldati

Una menzione speciale va fatta alla straordinaria cultura di questi uomini, dotati non solo di una grande maestria nel combattimento, ma anche di una notevole conoscenza verso le arti. Abbiamo testimonianza di ciò grazie all’opera letteraria più famosa del periodo Kamakura (1185-1249), l’Heike Monogatari (平家物語 “Il racconto della famiglia Taira”). In questo romanzo epico viene infatti sottolineato più volte il necessario equilibrio tra forza militare e potenza cultura all’interno del Samurai, trovandoci davanti non dei rudi guerrieri votati alla violenza, ma uomini puliti, cortesi e spesso ottimi poeti ed abili musicisti.  Questo concetto di equilibrio venne spesso ripreso da grandi pensatori e filosofi giapponesi, come Imagawa Royshun (1325-1420), grande commentatore dell’arte della guerra di Sun Tzu, che dichiarò “Senza conoscere la via della cultura, non ti sarà possibile raggiungere la vittoria in quella marziale”. Questa frase diventò così importante all’interno del Giappone di quel periodo da creare un nuovo concetto di equilibrio tra cultura e guerra noto come Bunbu Ryodo (“non abbandonare mai le due vie”).

Musashi
Miyamoto Musashi oltre ad essere stato uno dei più grandi e famosi samurai esistiti, si dedicò durante la sua vecchiaia anche a parecchie arti, come la scrittura, la calligrafia e la pittura. La sua opera più famosa è “Il libro dei cinque anelli”

Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero

La classe dei samurai era rappresentata da uno dei simboli del giappone, il fiore di ciliegio. Questo fiore primaverile mostra la sua massima bellezza durante la sua fioritura, per poi cadere a terra poco dopo. Il samurai vedeva nel Sakura (fiore di ciliegio) se stesso, così grandioso e fiero, ma destinato a morire. Il guerriero deve pensare alla propria morte in battaglia costantemente, ma mai in modo negativo, bensì come unica fine onorevole.

Famoso ancora oggi il verso «Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero» (花は桜木人は武士 hana wa sakuragi, hito wa bushi), ovvero: «Come il fiore del ciliegio è il migliore tra i fiori, così il guerriero è il migliore tra gli uomini».

Il tramonto dei samurai

Dopo secoli ai vertici della società giapponese, la classe dei samurai vide la propria fine nel tardo XIX secolo a causa della Rivoluzione Meiji. Questo periodo di stravolgimento culturale e sociale portò alla fine del potere dello Shogun a favore dell’Imperatore e, a causa della forzata occidentalizzazione del paese da parte degli americani, anche all’abolizione dei samurai in favore di un esercito nazionale in stile occidentale.

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Il neonato esercito giapponese affronta i samurai ribelli guidati da Takamori Saigo nella battaglia di Shiroyama. Questa fu la fine per la classe guerriera giapponese

Il Bushido al giorno d’oggi

Nonostante il tramonto della classe guerriera giapponese, il codice dei Samurai sopravvisse alla Restaurazione Meiji, diventando la base del nazionalismo giapponese durante la seconda guerra giapponese, ma non solo. Infatti al giorno d’oggi il Bushido viene applicato da molte persone nella vita di tutti i giorni, questo perchè i suoi concetti sono validi non solo per il campo di battaglia, ma anche per le piccole battaglie di tutti i giorni, come la scuola o il lavoro. Il rispetto, la compassione, il senso di giustizia sono valori universali che trascendono il tempo, è questa la forza del Bushido. sette_virt

Cosa ne pensate cari lettori, anche voi siete affascinati da questi guerrieri entrati nell’immaginario collettivo? Se questo articolo vi è piaciuto non dimenticatevi di condividerlo sui vostri social o di lasciare un like. Alla prossima!

 

 

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